La cassa dell’orologio si compone di almeno cinque elementi fondamentali: carrure, anse, fondello, vetro e lunetta.
La carrure è la parte centrale della cassa, il corpo vero e proprio che racchiude il movimento. Può assumere forme diverse: quella rotonda è la più comune, tanto che tutte le casse di disegno diverso sono semplicemente definite casse “di forma”; tra queste ultime le più diffuse sono la cassa carré (quadrata), quella rettangolare e la cassa tonneau, un rettangolo dai lati lunghi convessi.
Alla carrure sono “fissate” le anse, dette anche “corna”, ossia quelle doppie estremità entro le quali va ad agganciarsi il cinturino (o il bracciale); queste possono essere integrate (se la cassa è fabbricata per fusione), saldate o avvitate. Posteriormente la carrure è chiusa da un fondello, che può essere avvitato alla carrure stessa, serrato con piccole viti perimetrali o semplicemente chiuso a pressione: ma sempre con l’interposizione di una guarnizione in gomma che impedisce l’ingresso di acqua, umidità o polvere all’interno. Nella parte superiore, la carrure ospita il quadrante ed è chiusa da un vetro (minerale, in plastica o zaffiro inscalfibile). Anche tra vetro e carrure è sempre presente una guarnizione di tenuta. Il vetro è incastonato poi nella lunetta, anello di metallo che viene avvitato alla carrure o inserito a pressione.
Elementi “secondari” di una cassa, ma comunque importanti sia per la funzionalità che per l’aspetto di un orologio, sono la corona e gli eventuali pulsanti, che trovano posto sul fianco della carrure. La corona è la piccola “rotella” zigrinata, solitamente posta al tre, attraverso la quale si regola l’ora o si ricarica l’orologio meccanico; i pulsanti non sono presenti su tutti i modelli, ma solo su quelli che esplicano altre funzioni oltre all’indicazione dell’ora, principalmente i cronografi.
La leggenda vuole che siano stati gli ufficiali inglesi di stanza in India, appassionati giocatori di polo, a richiedere un orologio che potesse sopportare gli urti accidentali, frequenti nelle fasi impetuose del gioco. Nel 1931 nacque perciò l’idea della cassa che si rigira su se stessa, nascondendo il quadrante alla vista e lasciando esposto il ben più robusto fondello. Oggi la funzionalità del Reverso è ovviamente superata, ma l’aspetto giocoso della cassa ribaltabile continua ad appassionare, tanto che il Reverso Squadra, creato in occasione del 75° anniversario dell’orologio, non presenta il fondello di metallo ma, con ben maggior gusto per chi lo indossa, offre alla vista il movimento dell’orologio protetto da un vetro inscalfibile.
Altra caratteristica funzionale di primaria importanza, che ha sollecitato lo sviluppo di soluzioni tecniche diverse, è l’impermeabilità, che consente l’uso dell’orologio direttamente in acqua. A questo scopo, la prima soluzione adottata da tutti i costruttori sta nell’impiego di guarnizioni sovradimensionate che, premute tra fondello e carrure, assicurano l’aderenza necessaria ad impedire infiltrazioni di liquido. Mentre il vetro del quadrante non viene mai rimosso dalla sua sede, dove è inserito a forza, e quindi protegge efficacemente contro l’ingresso di acqua, il fondello può essere aperto per eventuali riparazioni, di conseguenza è una parte molto delicata. A questo proposito, la soluzione in assoluto più efficace consiste nell’eliminare completamente il foro del fondello, costruendo una cassa monoblocco in cui carrure e fondello sono uniti in un pezzo unico. Qui il movimento viene inserito nella cassa attraverso il foro del quadrante.
È questa la struttura impiegata fin dal primo Royal Oak di Audemars Piguet dove, in aggiunta, la guarnizione sovradimensionata diventa elemento di design, rimanendo lateralmente a vista, schiacciata tra carrure e lunetta per mezzo di bulloni passanti, i cui caratteristici e inconfondibili dadi a testa esagonale sono visibili sulla lunetta stessa. Ma le aperture della cassa più delicate e difficili da impermeabilizzare restano i fori in cui vanno inseriti la corona e i pulsanti. Una rivoluzione in questo campo fu introdotta dalla Rolex con l’invenzione di pulsanti e corona chiusi a vite, che permisero al suo Oyster di essere il primo orologio realmente impermeabile della storia. Ma altre soluzioni sono state studiate nel tempo, come il coperchio di protezione sulla corona, sempre nel Pasha di Cartier, o la leva di pressione sulla corona del Luminor di Officine Panerai.
Riguardo ai pulsanti (problema che interessa solo i cronografi), resta un forte handicap: sebbene impermeabilizzati, i pulsanti chiusi a vite non possono essere impiegati in acqua. Solo una Casa ha negli anni sviluppato dei pulsanti che possono essere premuti anche quando l’orologio è sott’acqua: Omega, con i suoi modelli Seamaster 300m e Planet Ocean. Lo scopo è stato raggiunto grazie a una speciale costruzione ad elementi concentrici, che rende molto difficile il percorso che l’acqua dovrebbe compiere per entrare nella cassa, e all’impiego di numerose guarnizioni in gomma sovradimensionate.
Infine, l’ultima frontiera della progettazione legata alla funzionalità della cassa è quella dei sistemi di smorzamento delle vibrazioni, nocive per il buon funzionamento del movimento meccanico. Un esempio è la costruzione della cassa del Master Compressor Extreme World Chronograph di Jaeger-LeCoultre, dotata di un sistema di ammortizzamento ad aria destinato ad impedire che l’energia delle vibrazioni e degli urti accidentali si tasmetta al movimento. Sulla stessa linea è il sistema adottato nella cassa del modello Wyler, presentato a BaselWorld 2006, fornito di molle cilindriche – ma non del cuscinetto d’aria presente sul Master Compressor − per attutire l’effetto di urti e vibrazioni che sono i grandi nemici della precisione. Come si può notare, si tratta di un campo di ricerca da poco aperto dalle Case orologiere, dal quale ci aspettiamo ulteriori ed interessanti sviluppi in futuro

Rettangolare, con la parte superiore piatta, deve il suo nome al tipico filone di pane francese, di cui ricorda la forma allungata. Appartiene alla famiglia dei tagli a gradino ed è uno dei tagli più antichi e tradizionali, in quanto offre alcuni vantaggi non trascurabili: infatti è realizzabile anche con strumenti e tecnologie modesti e comporta una perdita di peso minore rispetto, per esempio, al taglio a brillante. Inoltre, in un pavé, le gemme a baguette, lasciano meno spazio tra una pietra e l’altra, con risultati esteticamente molto gradevoli.
Quando si parla di taglio a brillante, comunemente s’intende il taglio a brillante rotondo utilizzato per il diamante (tanto che molti usano impropriamente il termine “brillante” invece di “diamante taglio a brillante”). Si tratta di un taglio con 57 faccette: 33 nella parte superiore (tavola più corona), 24 nel padiglione e una cosiddetta 58esima faccetta, la piccola “tavola inferiore” o apice, all’estremità del padiglione, che costituisce il punto d’incontro di tutte le faccette.
Il termine “cabochon” deriva dal francese “caboche” (testa), a sua volta dal latino “caput”. Il taglio detto a cabochon somiglia infatti alla sommità di una testa ed è caratterizzato da una o due superfici convesse, arrotondate, lucidate ma non sfaccettate. Il fondo di una pietra così tagliata può anche essere piatto, o addirittura concavo allo scopo di dare maggior luce alla gemma e farne risaltare il colore.
Il taglio a forma di cuore fa parte della famiglia dei tagli a brillante e presenta 59 faccette. I parametri di taglio sono, nella maggior parte dei casi, determinati dalla forma e dalla natura della pietra grezza: la presenza d’inclusioni di grosse dimensioni, ad esempio, e la necessità di non perdere troppo peso, possono portare alla decisione di realizzare un taglio di questo tipo.
Derivato dal taglio a brillante, quello a goccia, altrimenti detto a pera, è estremamente diffuso. La parte più brillante della gemma è quella rotonda. Il numero standard di faccette è 71, mentre il rapporto tra lunghezza e larghezza è in una certa misura soggetto al gusto personale. Infatti sono molte le varianti possibili: la romantica forma – che ricorda una goccia d’acqua, o una lacrima – è una via di mezzo tra quella del taglio a brillante rotondo e quella del taglio a navette, e risulta particolarmente indicata per pendenti e orecchini, ma anche per anelli di fidanzamento e altre tipologie di gioielli.
Navette è un termine francese che significa barchetta: il taglio a navette ha infatti una forma ovale allungata, con i lati ricurvi che si uniscono alle estremità a formare due punte. Si ha quindi una zona centrale più grande e molto luminosa, che per essere tale deve avere anche una certa profondità, altrimenti la luce l’attraverserebbe senza dar luogo a fenomeni ottici di una qualche rilevanza, a scapito della brillantezza.
Il taglio ovale moderno – della famiglia dei tagli a brillante – è stato messo a punto da Lazare Kaplan nel 1957. Nato in Belgio nel 1883, discendente da generazioni di gioiellieri, Kaplan aprì una propria attività nel settore dei diamanti ad appena vent’anni, diventando in breve uno dei più importanti tagliatori di Anversa.
Il taglio princess è probabilmente il più conosciuto dei tagli misti, vale a dire quei tagli che uniscono caratteristiche del taglio a brillante e del taglio a gradini. Nel taglio princess, infatti, la corona è tagliata a brillante mentre il padiglione è tagliato a gradini. Nella parte superiore somiglia a una piramide tronca, con base quadrata o rettangolare.
Si può dire, in un certo senso, che il taglio a rosa derivi dal taglio a cabochon, o meglio, ne sia lo sviluppo. In tempi antichi si cercava di migliorare la pietra grezza togliendole le asperità e dandole l’aspetto della pietra a cabochon; in tempi successivi, nel tentativo di migliorarla ulteriormente, si cominciò a ricavare sulla sua superficie arrotondata delle zone piatte (faccette). Questo processo ha dato vita a un taglio conosciuto come taglio a rosa, la cui forma somiglia a quella di un cabochon tondo, con 24 faccette triangolari nella parte superiore. La parte inferiore è costituita da una base piatta e quindi non ha faccette. Esiste anche una variante più semplice, il taglio a rosetta, con un numero minore di faccette.
Non esiste solo la pietra preziosa di nome smeraldo: esiste anche un taglio “a smeraldo”, così chiamato proprio perché quello più idoneo a evidenziare la luce, il colore e la brillantezza della gemma verde. Di fatto fu inventato appositamente per risolvere i problemi di taglio di questa pietra e adattarsi, nel modo migliore, alla sua forma grezza. Naturalmente viene utilizzato anche per altre pietre preziose, ed è considerato un taglio classico. Appartiene alla famiglia dei tagli a gradino e il suo profilo, apparentemente rettangolare o quadrato, è in realtà ottagonale per via degli angoli tronchi.